Kaká č un centrocampista offensivo giunto
a Milano nell'estate del 2003.
Quando č rrivato a Milano, i sostenitori rossoneri aspettavano Stam. Proprio cosė,
nell'estate immediatamente successiva al trionfo di Manchester contro la Juventus, i
supporter milanisti, nella stragrande maggioranza dei casi,
ritenevano che la squadra avesse bisogno del grande ritocco olandese in
difesa.
E invece č arrivato lui, Kakā. Tutto il contrario del gigante di Kampen. Non un difensore
alto, esperto e risoluto, ma una promessa, un
giovane palleggiatore con doti da fuoriclasse.
Stam puō attendere, se ne riparlerā un anno dopo. Intanto tifosi perplessi su Kakā: ma abbiamo giā Rui Costa e Rivaldo... Sono bastati pochi momenti ed č nato tutto. L'attimo di Cesena con il National di Bucarest, l'altro attimo di Ancona all'esordio in campionato e la scintilla č scoccata subito. Ha le stimmate, con la sua carica di freschezza e novitā contagia i compagni, manda in brodo di giuggiole l'ambiente. Era dai tempi di Van Basten che...
Tutto č sgorgato cosė con Kakā, inaspettato, nuovo. Doveva essere un piccolo e giovane lusso, un ragazzo di belle speranze da svezzare e invece č diventato mister dieci anni. Si dice sempre cosė in estate o gių di lė, per dieci anni sarā il fantasista del Milan. Come per Nesta tre anni fa, per dieci anni sarā il nostro difensore centrale. Come per Gilardino oggi... Ma torniamo a Kakā. Non un fulmine, ma un arcobaleno a ciel sereno. L'atmosfera dell'ambiente rossonero era ottima per la vittoria in Champions League eppure, appena arrivato, il talento di Brasilia ha subito fatto vedere cose importanti e fuori dal comune. Tutti, in campo, in tribuna stampa, sugli spalti e nei salotti di casa, abituati bene: magie, gol, rifiniture pregiate. Fino ad uno scudetto in cui la griffe di Kakā č molto vicina al triangolo tricolore conquistato comunque da tutti i suoi compagni.
Kaká č nato a Brasilia il
22 aprile 1982, ma giā da piccolo si č trasferito a San Paolo, nel quartiere
residenziale di Morumbi.
La storia di Kaká non č la solita favola del ragazzino che mangia riso e
fagioli con qualche dramma familiare alle spalle. Il contrario. La famiglia
appartiene alla media borghesia. Il padre di Kaká č un ingegnere civile, il
signor Bosco Izecson Pereira Leite, mentre la mamma Simone Cristina dos
Santos Leite č una professoressa. Non hanno avuto problemi nel mettere
insieme il pranzo con la cena, anzi da ragazzo Kaká si poteva permettere
anche qualche maglietta firmata ed alcuni videogame all'avanguardia. E
siccome nelle giovanili del San Paolo con lui c'erano tanti ragazzi poveri,
spesso dopo l'allenamento tutta la garotada (espressione brasiliana che
indica un gruppo di adolescenti festosamente rumorosi) andava a casa Leite a
fare merenda: 1400 metri a piedi per sgranocchiare le ciambelle di mamma
Simone Cristina.E siccome nelle giovanili del San Paolo con lui c'erano
tanti ragazzi poveri, spesso dopo l'allenamento tutta la garotada
(espressione brasiliana che indica un gruppo di adolescenti festosamente
rumorosi) andava a casa Leite a fare merenda: 1400 metri a piedi per
sgranocchiare le ciambelle di mamma Simone Cristina.
Dopo le prime esperienze calcistiche nelle rappresentative giovanili del
San Paolo, il 7 marzo dello stesso anno Kakā esordisce in prima squadra, fra
lo stupore generale, al 14' del secondo tempo, contro il Botafogo durante la
finale della Copa Rio-Sao Pãulo, segnando una doppietta.
E suonano forse profetiche le parole di uno degli allenatori che ne intuė
per primo il grande talento; Carlos Alberto Parreira, dopo
avere affrontato il Sao Pãulo, rispose ad alcune interviste dicendo:
" Quel Kaká diventerā un fenomeno"
Dati principali: